Raffaello è il pittore della grazia — e la luce è lo strumento principale con cui la grazia si manifesta. Mentre Caravaggio usa la luce per creare dramma e Leonardo per dissolvere i contorni, Raffaello la usa per rivelare la perfezione delle forme.
La sua luce non proviene da una fonte identificabile — è una luce ideale, quasi matematica. Illumina i volti con una uniformità che elimina le imperfezioni senza appiattire la forma. Le ombre esistono, ma sono morbide, controlate, mai drammatiche.
Rispetto a Leonardo, che studia la sfumatura come fatto scientifico, Raffaello usa la luce come fatto estetico e morale: la bellezza della forma è anche la bontà del soggetto. La Madonna Sistina, le Stanze Vaticane, i ritratti — la luce è sempre serena perché il soggetto è sempre degno.